È scientificamente provato: quando le persone scrivono, degli accenti se ne fregano. Di fronte a un nuovo ‘perché’ o ad un altro ‘però’, chi digita al computer non ha ’se’ e non ha ‘ma’: un bell’apostrofo in fondo alla parola e non se ne parla più. Quando si scrive a mano, idem: all’occorrenza si butta là uno scarabocchietto buono per tutti i palati, che peraltro il nostro lettore tratterà con altrettanta indulgenza.

Questo accade perché non molti sanno che nella nostra lingua esistono ben tre tipi di accento (acuto, grave e circonflesso), e che non sono intercambiabili. Ma come biasimare gli ignari? Mettici gli insegnanti (e parecchi giornalisti) che, sull’argomento, latitano, aggiungici il maledetto correttore automatico di Word e un generale senso di svacco che pervade il Paese, ed il viale del tramonto, per il povero accento, diventa ineluttabile. E invece no. Noi lo salveremo.

Partiamo da due definizioni prese dal dizionario di Wikipedia:

- l’accento è un rafforzamento della voce nel pronunciare una sillaba;
- graficamente, è il segno che si utilizza per indicare una vocale tonica.

Se tale segno va dall’alto verso il basso ( ` ) l’accento si dice grave. Viceversa ( ´ ), si dice acuto.

Per le vocali che possono avere un solo suono (a, i, u) si utilizza convenzionalmente l’accento grave (anche se non tutti concordano), mentre per la e e per la o (che sono foneticamente ambigue) sono previsti sia quello acuto che quello grave. Si usa il primo quando la pronuncia della vocale è aperta (come in caffè, cioè, decurtò, pòlline), il secondo quando è chiusa (come in perché, distrétto, pónte, tepóre).

Esiste un terzo tipo di accento, quello circonflesso ( ˆ ), ma è quasi scomparso e viene tuttalpiù usato per i plurali di alcuni nomi in -io (principio → principî).

Finito. Facile, no?

La trattazione non ha evidentemente pretese scientifiche, ma squisitamente pratiche. Se volete approfondire online l’argomento, date un’occhiata alle voci accento e accento grafico di Wikipedia. Non sono un discepolo strettamente osservante della rivoluzionaria “enciclopedia libera”, ma queste due pagine non sono male.
Per fare le cose come si deve, invece, un bel libro di grammatica. Mezza paginetta e passa la paura.

Agli amanti della sfida consiglio invece una visita al sito Treccani: la rubrica Glossogrammi (gustosissima) propone un test sull’accento in cui nessuno può sentirsi davvero al sicuro.