«Orgoglio, pregiudizio… e zombie», apprendiamo da Emanuele Buzzi (corriere.it), è la parodia horror di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen.
Gli zombie li ha aggiunti tal Seth Grahame-Smith. La Quirk Books pubblica, e il romanzo vende alla grande.
In Internet idee simili spuntano come funghetti e alcune, ogni tanto, diventano piccoli casi editoriali. Possono piacere o no, ma solo un bacchettone si arrampicherebbe fin su in cattedra per scagliare i suoi venefici strali contro il giovinotto che ha osato insozzare la letteratura immortale con simili immondizie.
Ok, siamo d’accordo: morte al bacchettone.
Ma una domanda bisogna porsela: perché la parodia nel terzo millennio va a parare quasi sempre nello splatter?
Lo zombie, ad esempio, è ormai démodé: lo abbiamo visto ballare ‘Meu amigo Charlie Brown’, ingropparsi le zombesse, scioperare per il caro-cervelli, lo abbiamo visto fare lo scemo per far ridere i bambini grassi, lo abbiamo visto cantare al karaoke, raccontare barzellette e deprimersi… insomma, ha stufato. Tra l’altro i classici della letteratura pullulano già di per loro di mostri molto più spaventosi e affascinanti. Perché dunque non tornare ad osare, e interpretare qualche eterno capolavoro in chiave gaia?
Non sarebbe molto più audace tratteggiare Cerbero che riporta il bastoncino a uno spensierato Dante Alighieri? O un Raskolnikov che, finita la lezione di rugby, si dedica all’assistenza delle vecchie usuraie abbandonate? O un Gregor Samsa che un bel mattino si risveglia tramutato in George Clooney? Così, tanto per cambiare…

